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Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Lanciano

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Promuovere la relazione genitore-figlio in 5 step

In linea con quanto scritto da Siegel e Hartzell, alcuni elementi sono essenziali per approcciarsi alla relazione genitore-figlio, allo scopo di promuovere interazioni positive, efficaci e soddisfacenti.

Il primo elemento riguarda la “consapevolezza”, intesa come vivere nel presente, consapevoli dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e disponibili ad accogliere quelli dei nostri figli.

Per poter interagire positivamente e in modo soddisfacente con l’altro è necessario dare la giusta attenzione ai nostri processi interni. Quante volte sarà capitato di essere turbati, sotto pressione o stanchi. Quanti momenti i pensieri, le preoccupazioni e l’ansia ci trascinano via dal presente. Quante volte ci succede di essere presenti fisicamente ma assenti mentalmente. I bambini sono in grado di percepire la presenza di intenzione e di cogliere eventuali incongruenze. Anche noi adulti possiamo allenarci a riconoscere quando siamo distratti e lontani emotivamente, riportandoci nel momento attuale, disponibili a essere intenzionalmente presenti nelle interazioni che richiedono coinvolgimento emotivo, cioè essere capaci di agire per rispondere alle esigenze dei nostri bambini.

Anche durante una discussione o un litigio possiamo essere più consapevoli e attenti, accogliendo un punto di vista diverso dal nostro e rispettando l’esperienza individuale di chi ci sta di fronte.

Le relazioni con i nostri figli saranno il modello di riferimento che essi stessi riprodurranno nelle relazioni con gli altri. Quando riusciamo a essere genitori presenti, aiutiamo i nostri figli ad avere un’adeguata esperienza di se stessi. I bambini imparano a conoscersi attraverso il modo in cui comunichiamo con loro, sviluppando il senso di sé e la capacità di relazionarsi all’altro.

Un secondo aspetto risiede nella “disponibilità ad apprendere”, affrontando il ruolo genitoriale con una mente aperta e con occhi nuovi. Questioni sospese legate alle nostre esperienze da piccoli potrebbero fare capolino nelle nostre vite attuali, generando interferenze negative. Possiamo negarle o arrabbiarci oppure possiamo elaborare i nostri vissuti e accoglierli come esperienze che fanno parte della nostra storia.

I dati neuroscientifici ci ricordano come nel nostro cervello nuovi collegamenti continuino a svilupparsi nel corso della vita. Le connessioni fra cellule nervose determinano il modo in cui i processi mentali sono creati. Le esperienze plasmano questi collegamenti e, quindi, plasmano la mente.

Essere genitori ci offre la possibilità di continuare a fare nuove scoperte sui noi stessi a partire dalle riflessioni sulle esperienze di vita passate, che seppure immodificabili, possono essere osservate con occhi diversi, da una prospettiva alternativa.

Disponibilità ad apprendere, apertura nei confronti dell’esperienza, possibilità di cambiare prospettiva generano nei nostri figli un atteggiamento di curiosità e apertura mentre esplorano il mondo, rendendoci e rendendoli più flessibili, aperti e sicuri nelle relazioni con l’altro.

In terzo luogo, troviamo la “flessibilità di risposta”. Quando siamo stanchi, stressati o arrabbiati capita di lasciare il pilota automatico inserito e di reagire impulsivamente e in modo istintivo, mettendo in atto comportamenti poco adeguati, di cui ci si pente in un secondo momento. La flessibilità sta proprio nell’inibire queste reazioni “a caldo”, disinserendo il pilota automatico così da promuovere risposte pensate, intenzionali e appropriate alla situazione e a chi ci troviamo di fronte.

Comportamenti flessibili sono indice di maturità emotiva e producono interazioni efficaci e soddisfacenti.

Essere flessibili implica un equilibrio tra comprensione e definizione di regole. In tal modo possiamo scegliere come agire, perseguendo i nostri valori e promuovendo questa abilità anche nei nostri bambini.

La mente crea rappresentazioni di oggetti e di idee e questo ci consente di “percepire” anche la mente altrui, stabilendo interazioni empatiche e basate sulla comprensione emotiva.

Parlare con i nostri figli dei loro pensieri e delle loro emozioni crea esperienze interpersonali importanti, in grado di stimolare numerose competenze nei bambini.

Quando comunichiamo, oltre alla componente verbale, occorre prestare attenzione a tutti i segnali non verbali sia nostri sia dei nostri interlocutori. Sguardo, mimica, tono della voce, gestualità, postura, contingenza della risposta danno input molto più diretti di quanto non facciano le parole. Allenarsi ad osservare questi elementi della comunicazione ci aiuta a comprendere meglio quello che i bambini vogliono comunicarci. D’altra parte, quando interagiamo con i nostri bambini prestiamo attenzione a eventuali incongruenze tra il nostro messaggio verbale e i segnali non verbali.

Ultimo aspetto. La frenesia della quotidianità rende più difficoltosa la gestione familiare. A volte siamo troppo indaffarati per trascorrere del tempo con i nostri bambini. Cerchiamo di tenerli impegnati tra scuola ed attività extra, a volte senza considerare il loro punto di vista. Ogni bambino ha bisogno di sentirsi amato e di trascorrere del tempo con i propri genitori, condividendo esperienze quotidiane.

Ritagliamoci uno spazio per divertirci con i nostri figli, mettendo in primo piano la “gioia di vivere” esperienze uniche e irripetibili, con la consapevolezza che queste promuoveranno nei bambini lo sviluppo di un senso positivo di sé e arricchiranno noi di nuovi ricordi, promuovendo quella sensazione di piacere e benessere, come una leggera brezza in una calda giornata di sole.