Domande frequenti
CHI E’LO PSICOLOGO?
Lo psicologo è un professionista che, una volta conseguita la laurea in psicologia, ha superato positivamente l’esame di stato ed è quindi abilitato all’esercizio della professione di psicologo. Dopo aver conseguito l’abilitazione, lo psicologo può decidere di iscriversi all’Albo professionale o Ordine Regionale, iscrizione che nella maggior parte dei casi è necessaria per poter esercitare.
CHI E’LO PSICOTERAPEUTA?
Lo psicoterapeuta è un professionista che, una volta conseguita la laurea in psicologia o in medicina, ha superato l’esame di stato e ha conseguito un’ulteriore specializzazione in psicoterapia presso una scuola quadriennale certificata dal MIUR, abilitandosi in questo modo all’esercizio della professione di psicoterapeuta.
PERCHE’RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO?
L’articolo 3 del Codice Deontologico degli Psicologi recita così: “lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.”
È utile rivolgersi allo psicologo-psicoterapeuta in un’ampia gamma di situazioni, tra le quali:
- fasi critiche della vita, momenti di difficoltà o di sofferenza;
- fasi di cambiamento e momenti in cui è necessario prendere decisioni e trovare un nuovo equilibrio;
- situazioni di disagio psicologico o quando si sperimenta un evento stressante o traumatico della propria vita;
- limitazioni della propria esperienza e mancato conseguimento dei propri obiettivi a causa di una difficoltà personale (ansia, paura, rabbia, tristezza, colpa, vergogna);
- separazioni o lutti;
- traumi, passati o recenti, che impediscono di vivere con valore ed entusiasmo il momento presente;
- incremento e valorizzazione delle proprie qualità e dei punti di forza, della propria salute e del benessere psicofisico;
- necessità di approfondire la conoscenza di se stessi e migliorare la consapevolezza rispetto a certi meccanismi automatici e ripetitivi che non ci permettono di vivere in linea con i nostri valori;
- situazioni durante le quali, nonostante un buon livello di benessere globale, si ha la necessità di fare delle scelte e di prendere delle decisioni importanti.
COSA ACCADE DURANTE UNA SEDUTA?
Il colloquio psicologico e la psicoterapia sono percorsi di incontro tra il professionista e la/le persona/persone che ne fanno richiesta. Nel corso della seduta il clinico mette a disposizione la sua esperienza, i suoi strumenti e la sua formazione, offrendo un ascolto attivo e privo di giudizi. Il setting psicologico rappresenta quello spazio sicuro, dove viene favorita una maggiore consapevolezza di sé, dei propri processi mentale e dei comportamenti. Attraverso questo percorso sarà possibile entrare in contatto con pensieri, sensazioni ed emozioni, allo scopo di elaborarli e chiarificarli. La sofferenza, il dolore e il disagio possono essere accolti e affrontati nel rispetto e nella dignità di chi ce li sta portando, promuovendo un percorso unico e irripetibile, che aggiunga valore ad una vita che valga la pena di essere vissuta con passione ed entusiasmo. Ciascuna seduta è unica e può subire delle modifiche in base all’esigenza di chi ci sta di fronte. Lo psicologo, previo consenso, può somministrare test per fornire valutazioni oggettive e utilizza strumenti e protocolli in base al proprio approccio e alla tipologia di disturbo/disagio. Tutte le informazioni e i dati emersi sono coperti dal segreto professionale.
PER QUANTO TEMPO BISOGNA ANDARE DALLO PSICOLOGO?
Nella maggior parte dei casi non è possibile stabilire a priori la durata del percorso e il numero di sedute. Nel corso dei primi incontri, dopo un’attenta valutazione e l’anamnesi, si stabilisce con la persona in che modo proseguire. Lo Psicologo, in base alle proprie conoscenze e competenze, può fornire delle indicazioni generali sulla durata e sul numero di sedute adeguati per quel caso specifico. Ad ogni modo, sia il professionista sia il cliente possono liberamente interrompere il loro rapporto in qualsiasi momento, previo confronto sulle cause e sulle necessità relative all’interruzione del percorso terapeutico.
Il percorso psicoterapeutico è generalmente più lungo e articolato rispetto a quello psicologico, in quanto procede più in profondità e implica l’utilizzo di strategie e tecniche specifiche per gestire ed eventualmente modificare determinati comportamenti e processi mentali.
IN COSA CONSISTE L’APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE?
La Terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento gold standard che attualmente abbiamo a disposizione nel campo della psicoterapia per diversi motivi: ha il maggior numero di studi che ne hanno valutato l’efficacia, nessuna altra forma di psicoterapia ha dimostrato di essere sistematicamente superiore alla CBT; i modelli teorici e i meccanismi di cambiamento delle CBT sono stati i più studiati e sono in linea con gli attuali paradigmi tradizionali della mente e del comportamento umano. Poiché la CBT è stata la prima forma di psicoterapia valutata con criteri rigorosi simili a quelli usati per testare l’efficacia di un farmaco, essa è stata anche la prima psicoterapia identificata come evidence-based dalla maggior parte delle linee guida cliniche.
La psicologia clinica ad orientamento comportamentale è passata attraverso fasi di transizione. La teoria comportamentale di PRIMA GENERAZIONE ha prodotto alcuni dei più durevoli ed efficaci trattamenti per molti problemi del comportamento. Ciononostante, la diffusa convinzione che fossero rivolti solo alla modificazione dell’ambiente esterno ha prodotto minore interesse da parte della comunità scientifica. Così, a partire dagli anni ’60, la psicologia clinica comportamentale ha iniziato a porre maggiore enfasi alla modifica dei comportamenti interni. Questa SECONDA ONDA, grazie a nuovi programmi di ricerca su cognizione e linguaggio, ha ridefinito la struttura portante dell’analisi del comportamento in termini di contestualismo funzionale. A partire dagli anni ’90, una nuova teoria del linguaggio e della cognizione, definita “Relational Frame Theory (RFT), ha dato vita a un nuovo approccio terapeutico indicato con l’acronimo ACT (Acceptance and Commitment Therapy). In questo contesto emerge la TERZA ONDA della terapia comportamentale.
In linea con l’approccio ACT, il comune denominatore dei diversi problemi psicopatologici e di molte altre difficoltà si trova nei processi associativi verbali che spesso portano allo sviluppo di regole di controllo eccessivamente rigide e all’evitamento esperienziale. L’ACT si rivolge direttamente a questi processi allo scopo di incrementare lo sviluppo e la flessibilità di specifici repertori comportamentali della persona in particolari contesti. In questo approccio si definisce relazione terapeutica quella che è accettante, defusa, consapevole, focalizzata sul momento presente, basata sui valori, attiva e flessibile. L’evoluzione della relazione terapeutica può servire come contesto nel quale sono appresi e rinforzati differenti processi, indebolendo i contesti di controllo sociali sia attuali che preesistenti.
QUAL E’ IL MIO APPROCCIO TERAPEUTICO?
Nella clinica pratico l’approccio cognitivo comportamentale ACT, la cui caratteristica peculiare è quella di aiutarci a creare un’esistenza ricca, significativa e di valore, riuscendo ad accettare la sofferenza che gli imprevisti della vita inevitabilmente porta. Per fare questo è necessario accettare ciò che è fuori dal controllo personale, impegnandoci nel perseguire azioni di valore. Mediante l’ACT possiamo costruire un repertorio comportamentale ed emotivo più ampio e flessibile, impegnandoci fattivamente a intraprendere azioni che siano in linea con quello che conta davvero per noi. Questo approccio pone enfasi sul ruolo del linguaggio nel processo di origine e mantenimento della sofferenza psicologica e insegna alle persone come trattare il dolore e i pensieri in modo più efficace mediante l’utilizzo delle abilità di Mindfulness.
COS’E’ LA MINDFULNESS?
Kabat-Zinn ha definito la Mindfulness come “la consapevolezza che emerge attraverso il prestare attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al susseguirsi di esperienze istante dopo istante”. Si tratta di un aperto contatto, defuso e accettante, con il momento presente e con gli eventi privati che esso contiene, da parte di un essere umano consapevole, che si ritiene esperienzialmente distinto dal contesto osservato” (Woods, Kanter, 2016). La Mindfulness è un metodo destinato a incrementare repertori di consapevolezza alternativi rispetto al controllo dello stimolo esercitato da quelli verbali che causano il comportamento disfunzionale. Questa risulta essere un potente agente di cambiamento psicologico in grado di promuovere la flessibilità psicologica e di incrementare il contatto con l’esperienza diretta.
Nella pratica clinica tali tecniche vengono introdotte per promuovere un processo di consapevolezza, il che implica un atteggiamento di apertura e curiosità e la flessibilità dell’attenzione, tanto negli adulti quanto in bambini e adolescenti.