Giovani e quarantena: cosa pensano gli adolescenti?
L’Associazione Nazionale Di.Te, in collaborazione con il portale Skuola.net, ha intervistato 9.145 ragazzi tra gli 11 e i 21 anni. Da questa indagine sono emersi diversi dati, utili per comprendere meglio come i giovani stanno affrontando il lockdown.
In breve tempo le abitudini e le routine quotidiane sono state stravolte. Il 77% del campione dichiara di aver cambiato gli orari in cui si sveglia e in cui va a dormire, posticipando di molto sia l’orario di addormentamento sia quello del risveglio. Il 49% di loro dice di avere risvegli notturni e di sentirsi molto stanco la mattina seguente, mentre il 42% indugia nel letto faticando ad alzarsi e il 46% ha difficoltà ad addormentarsi. Inoltre, più della metà degli intervistati ha cambiato le proprie abitudini alimentari, mangiando di più e in modo poco consapevole. Queste variazioni nell’alimentazione e nel ritmo sonno-veglia possono avere un notevole impatto nella vita dei nostri ragazzi, interferendo con i normali processi cognitivi, con l’umore e nelle relazioni. La difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni possono essere anche la conseguenza di stati ansiosi scarsamente elaborati. Queste condizioni, spesso, vengono considerate poco rilevanti oppure vengono attribuite ad altri fattori, alimentando il circolo vizioso che le rinforza.
Il 70% dei ragazzi dice di non saper gestire i momenti di libertà in casa. Si annoiano, sono frustrati dalle limitazioni imposte e dall’impossibilità di vivere le loro vite così com’erano abituati. La scuola, le attività sportive, i passatempi, le relazioni sociali sono state rimpiazzate dalle quattro mura domestiche. A distanza di diverse settimane, l’isolamento diventa sempre meno gestibile e mal tollerato, a maggior ragione da bambini e adolescenti in piena fase di sviluppo. Viene da sé che PC, tablet e smartphone diventino l’unica finestra sul mondo. Per il 90% degli intervistati è l’unico modo per mantenere un contatto con gli amici in questo periodo. Il 35% di loro afferma di essere sempre connesso. Sebbene gli strumenti tecnologici stiano aiutando bambini e adolescenti a mantenere il contatto con il mondo scolastico e con gli amici, il 74% di loro percepisce un senso di solitudine. Per quanto utile, siamo tutti consapevoli di come uno schermo non possa sostituire una relazione vis-a-vis, la chiacchiera con il compagno di banco al cambio dell’ora, la partita di calcio, la passeggiata al parco, la pizza con gli amici. Potranno sembrare elementi secondari in questa situazione di emergenza, ma occorre ricordare che l’uomo è un animale sociale, che si nutre di relazioni!
A proposito di relazioni… molti ragazzi hanno denunciato un peggioramento dei rapporti con i familiari durante il periodo di confinamento. Indubbiamente, la convivenza forzata e il fatto di dover condividere piccoli spazi H 24 7/7 possono essere causa di discussione, liti e battibecchi. Soprattutto in adolescenza, risulta più faticoso accettare certe limitazioni imposte, acuendo quel senso di ribellione che caratterizza questa fascia di età. È altrettanto vero, però, che anche noi adulti siamo stati messi a dura prova da queste restrizioni, spostando il focus attentivo sui problemi del momento e mettendo in secondo piano le esigenze dei più giovani. Se questi fanno fatica ad aprirsi e a dialogare, dall’altra parte trovano genitori presi da mille problemi più urgenti e impellenti, che non riescono ad accogliere le emozioni, a percepire eventuali segnali di disagio e che si mostrano meno inclini a condividere emozioni, ansie e preoccupazioni. Ne conseguono aumento della frustrazione e delle emozioni negative, chiusura, incremento delle liti e maggiori difficoltà sia nel gestire la relazione genitore-figlio sia nel mettere in atto comportamenti funzionali alle relazioni.
Infine, emerge come il 35% del campione esprima elevata preoccupazione per il futuro. Questo dato va considerato con molta attenzione ed è esemplificativo del periodo di incertezza e confusione che stiamo attraversando. Grandi e piccoli sperimentano l’inquietudine del non sapere cosa li aspetta, la paura nel fare eventuali progetti e le perplessità rispetto a come reagiremo una volta che l’emergenza sarà conclusa. Molti ragazzi corrono il rischio di lasciarsi andare, di restare sopiti abbandonando l’aspetto essenziale della programmazione e del desiderio.
Gli adulti, nel ruolo di genitori, insegnanti, parenti e amici sono il cardine che consente ai ragazzi di entrare in contatto con il loro mondo interiore e con le loro emozioni ed esperienze, stimolando il dialogo e la presa di consapevolezza rispetto a eventuali comportamenti poco funzionali o nocivi. Fornire regole relative allo stile di vita, promuovere la condivisione esperienziale e il dialogo, ritagliare momenti da vivere insieme e agire in modo assertivo sono alcune delle scelte che possiamo fare per salvaguardare la relazione con i nostri ragazzi e il loro benessere fisico e psicologico.
(Photo by Priscilla Du Preez, sito Unsplash)