“Cosa hai fatto?” “Niente!”
Ti sei mai trovato nei panni di Charlie Brown?
In molti casi, interpretiamo le azioni dell’altro a partire dalle nostre considerazioni personali. Giudichiamo quell’atteggiamento in base ai nostri vissuti esperienziali. Diamo un nome e una motivazione tutta nostra al comportamento altrui.
O, al contrario, ci aspettiamo che chi ci sta vicino colga al volo quello che proviamo e intuisca immediatamente i nostri pensieri e le nostre emozioni, regolandosi di conseguenza (X: “cosa hai fatto?”, Y: “niente”, anche se il linguaggio non verbale dice tutt’altro!).
In queste situazioni i fraintendimenti sono dietro l’angolo ed emergono più facilmente situazioni conflittuali e incomprensioni.
Soprattutto in questo periodo dove ci troviamo a condividere piccoli spazi con le stesse persone per un tempo prolungato, può succedere di sentirsi più nervosi, di irritarsi per un evento banale e di reagire malamente e di impulso.
E’ comprensibile e può capitare anche a chi ha pazienza da vendere. L’importante è allenare la propria consapevolezza nello scovare certe dinamiche e tentare di modificare i propri atteggiamenti allo scopo di renderli più funzionali alla relazione. Se abbiamo reagito male, possiamo chiedere scusa ed esplicitare quello che ci ha fatto “scattare”. Possiamo dare spazio e nome alle nostre emozioni, non solo a noi stessi, ma anche a chi ci sta vicino. Condividere pensieri ed emozioni può alleviare le tensioni e la frustrazione, aumentando anche la consapevolezza nell’altro.